Il rischio climatico nella catena di fornitura

Il rischio climatico nella catena di fornitura

Spesso il fornitore che vi ferma la produzione non è uno dei vostri.

Nelle filiere manifatturiere le interruzioni di fornitura nascono spesso dai fornitori indiretti: la filatura che serve il tessitore, la tintoria a valle del terzista, l’impianto chimico che rifornisce la conceria. Con i fornitori diretti avete contratti, visite, alternative. Di quelli di secondo e terzo livello spesso non conoscete nemmeno la localizzazione.

Eppure è proprio la localizzazione, cioè l’esposizione fisica ad alluvioni, siccità e ondate di calore, a decidere in molti casi se una consegna arriva puntuale.

In breve: per una PMI italiana l’obbligo di mappare la filiera oltre il primo livello è quasi sempre assente. Va fatto lo stesso, per la continuità operativa.

Il clima scende in classifica, non in rilevanza

Nel Global Risks Report 2026 del World Economic Forum gli eventi meteorologici estremi restano il primo rischio globale sull’orizzonte a 10 anni, e metà dei primi dieci rischi di lungo periodo è di natura ambientale. Sull’orizzonte a due anni sono invece scesi dal secondo al quarto posto, dietro confronto geoeconomico, disinformazione e polarizzazione (World Economic Forum, 2026).

Le priorità di breve periodo tolgono attenzione al rischio climatico. La sua rilevanza nel lungo periodo non diminuisce.

In Italia il riferimento è il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), approvato con decreto del 21 dicembre 2023 (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, 2023). Analizza impatti e vulnerabilità settoriali del territorio nazionale ed è una base conoscitiva gratuita per individuare le aree e le filiere più esposte, prima di ricorrere a modelli più sofisticati.

L’obbligo non c’è, il rischio sì

Dopo la direttiva Omnibus, la direttiva europea sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD) si applica solo alle imprese con più di 5 000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato netto, a partire dal 26 luglio 2029. L’obbligo di adottare un piano di transizione climatica è stato abrogato. L’analisi della catena di attività segue un approccio basato sul rischio: un esercizio esplorativo sulle informazioni ragionevolmente disponibili, poi una valutazione approfondita solo dove gli impatti risultano più probabili e gravi (Direttiva (UE) 2026/470, 2026).

Per una PMI italiana, quindi, un obbligo diretto è quasi sempre assente. Ma la mappatura serve per ragioni di continuità operativa, a prescindere dalla conformità.

Mappare oltre il primo livello

01
Ricostruite la rete. I fornitori di secondo e terzo livello per i materiali critici, partendo da quelli senza alternative nel breve periodo.
02
Geolocalizzate. Gli stabilimenti di quei fornitori.
03
Incrociate con i pericoli fisici. Quelli prevalenti nell’area, in particolare alluvioni, siccità e calore estremo.
04
Stimate l’autonomia. Per ogni nodo esposto, per quanto tempo la produzione può proseguire senza quel materiale.

Il risultato atteso è un elenco circoscritto di punti vulnerabili. Per decidere vale più di una banca dati esaustiva.

Il dato da 13 dollari, letto bene

Il dato più citato dice che ogni dollaro investito in preparazione ne fa risparmiare 13. La fonte è uno studio della U.S. Chamber of Commerce su comunità statunitensi: somma 6 dollari di danni e costi di pulizia evitati e 7 dollari di costi economici evitati, come valore mediano su 25 scenari di disastro (U.S. Chamber of Commerce et al., 2024).

Non è il ritorno atteso per una singola impresa. Indica però un ordine di grandezza coerente con l’idea che prevenire costi molto meno che ricostruire.

La logistica compensa poco

Logistics Performance Index 2023

19ª

L’Italia è 19ª con un punteggio di 3,7 su 5. La Germania è 3ª con 4,1 (World Bank, 2023).

Quando un nodo della filiera si ferma, le alternative di trasporto non recuperano automaticamente il ritardo.

Le difese più semplici funzionano meglio

Gli interventi con il miglior rapporto tra costo e protezione sono in genere i più semplici:

una seconda fonte qualificata per i materiali critici;
scorte di sicurezza calibrate sui nodi più esposti;
clausole contrattuali che impegnino i fornitori diretti a segnalare le criticità dei propri subfornitori.

Se calcolate già la vostra impronta di carbonio, i dati raccolti per le emissioni indirette della catena del valore (Scope 3) sono una buona base di partenza per la mappatura.

Se volete mappare i fornitori critici della vostra filiera e la loro esposizione climatica, scriveteci a info@geafactory.com.

Sostenibilità senza giri di parole.

Riferimenti

Direttiva (UE) 2026/470. (2026). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 2026/470. eur-lex.europa.eu

Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. (2023). Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) [Approvato con decreto n. 434 del 21 dicembre 2023]. mase.gov.it

U.S. Chamber of Commerce, Allstate, & U.S. Chamber of Commerce Foundation. (2024). The preparedness payoff: The economic benefits of investing in climate resilience. U.S. Chamber of Commerce. uschamber.com

World Bank. (2023). Connecting to compete 2023. documents.worldbank.org

World Economic Forum. (2026). Global risks report 2026 (21ª ed.). weforum.org

Rischio climatico

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