Come orientarsi tra le norme europee sulla sostenibilità

Come orientarsi tra le norme europee sulla sostenibilità

Restare fermi è stato un errore. Partire troppo presto, spesso, anche.

In diciotto mesi la normativa europea sulla sostenibilità è cambiata più volte, in direzioni opposte. Alcuni obblighi sono stati rinviati o ridotti, altri sono arrivati esattamente nei tempi previsti. Hanno sbagliato le imprese rimaste inattive e quelle che hanno investito sulla base di bozze, annunci o sintesi di seconda mano.

Chi ha saputo distinguere gli obblighi in vigore dalle ipotesi normative ha allocato meglio le risorse. Gli altri, spesso, hanno pagato due volte l’adeguamento.

In breve: spendete per adeguarvi solo quando un obbligo ha una data di applicazione o i suoi atti delegati. Prima, investite solo in ciò che serve in qualunque scenario.

Cosa è stato rinviato o ridotto

Il caso più evidente è la rendicontazione di sostenibilità. Secondo il calendario originario della CSRD, le grandi imprese non quotate avrebbero dovuto pubblicare nel 2026 il primo report sull’esercizio 2025. Ad aprile 2025 la Direttiva (UE) 2025/794, detta “stop-the-clock”, ha rinviato questi obblighi di due anni, agli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027 (Direttiva (UE) 2025/794, 2025).

Poi è arrivata la Direttiva (UE) 2026/470, l’Omnibus I, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 26 febbraio 2026. Le nuove soglie (Direttiva (UE) 2026/470, 2026):

CSRD

1.000 dipendenti

e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti.

Dovere di diligenza (CSDDD)

5.000 dipendenti

e 1,5 miliardi.

Gli Stati membri devono recepire la parte sulla rendicontazione entro il 19 marzo 2027.

Per una conceria o un lanificio con 300 o 500 dipendenti, che rientrava tra le grandi imprese, l’obbligo per cui si preparava nel 2024 non esiste più. Chi aveva già comprato software, consulenze e servizi di assurance calibrati sugli standard completi ha pagato per un adempimento non dovuto.

Stesso discorso per chi ha costruito la comunicazione attorno alla verifica preventiva delle asserzioni ambientali prevista dalla proposta di direttiva Green Claims. Il testo è fermo: il 20 giugno 2025 la Commissione ha annunciato l’intenzione di ritirarlo e i negoziati si sono interrotti (Parlamento europeo, 2025).

Cosa è arrivato puntuale

L’errore opposto costa altrettanto. Tre obblighi che non si sono spostati:

Invenduto. Il Regolamento ESPR sulla progettazione ecocompatibile è in vigore dal luglio 2024. Dal 19 luglio 2026 vieta alle grandi imprese di distruggere l’invenduto di abbigliamento, accessori e calzature; per le medie il divieto scatta il 19 luglio 2030 (Regolamento (UE) 2024/1781, 2024, art. 25 e allegato VII).
Tessili nell’ESPR. Nel piano di lavoro 2025-2030 tessili e abbigliamento sono la prima priorità, con requisiti di progettazione e di informazione attesi indicativamente nel 2027 (Commissione europea, 2025).
Asserzioni ambientali. Dal 27 settembre 2026 si applicano i divieti sulle asserzioni ambientali generiche e sul “carbon neutral” basato su compensazioni, introdotti nel Codice del Consumo dal D.Lgs. 30/2026 (Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, 2026).

E i documenti di indirizzo vanno letti per ciò che sono. La Strategia dell’UE per prodotti tessili sostenibili e circolari descrive un 2030 in cui i tessili sul mercato saranno durevoli, riciclabili, in larga misura fatti di fibre riciclate e privi di sostanze pericolose (Commissione europea, 2022). È un obiettivo politico, non una regola di accesso al mercato. Le regole vincolanti arrivano con gli atti delegati ESPR, prodotto per prodotto.

Cinque stadi, due per spendere

Il metodo che usiamo divide l’iter normativo in cinque stadi:

01
Proposta.
02
Accordo politico.
03
Pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
04
Data di applicazione.
05
Adozione degli atti delegati o di esecuzione.

Solo gli ultimi due stadi giustificano spese di adeguamento specifiche.

Prima, conviene investire solo in ciò che serve in ogni scenario:

dati primari su materiali, energia e fornitori;
inventario delle sostanze chimiche;
un’impronta di carbonio o una valutazione del ciclo di vita (LCA) secondo le norme ISO.

Sono gli stessi dati che vi chiedono i clienti, che servono a sostanziare le asserzioni ambientali e che l’ESPR renderà obbligatori.

Leggere il testo, non la sintesi

Le fonti devono essere primarie: EUR-Lex e Gazzetta Ufficiale per i testi, l’Osservatorio legislativo del Parlamento europeo per lo stato delle procedure.

Un esempio spiega perché. L’Omnibus I tutela le imprese della catena del valore fino a 1.000 dipendenti: potranno rifiutarsi di dare ai clienti soggetti alla CSRD informazioni ulteriori rispetto a quelle previste dai principi di rendicontazione volontari (Direttiva (UE) 2026/470, 2026, art. 2). Per un fornitore della moda è un’informazione rilevante. Ma emerge con precisione solo leggendo il testo, e avrà effetto dal recepimento nazionale.

Se volete verificare quali obblighi riguardano oggi la vostra azienda, e quali no, scriveteci a info@geafactory.com.

Sostenibilità senza giri di parole.

Riferimenti

Commissione europea. (2022). Strategia dell’UE per prodotti tessili sostenibili e circolari (COM(2022) 141 final). eur-lex.europa.eu

Commissione europea. (2025). Ecodesign for sustainable products and energy labelling working plan 2025-2030 (COM(2025) 187 final). eur-lex.europa.eu

Decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30. (2026). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 56 del 9 marzo 2026. gazzettaufficiale.it

Direttiva (UE) 2025/794. (2025). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 2025/794. eur-lex.europa.eu

Direttiva (UE) 2026/470. (2026). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 2026/470. eur-lex.europa.eu

Parlamento europeo. (2025). Substantiating and communicating green claims [Legislative Train Schedule]. europarl.europa.eu

Regolamento (UE) 2024/1781. (2024). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 2024/1781. eur-lex.europa.eu

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