Come misurare l’impronta idrica di un’azienda

Come misurare l’impronta idrica di un’azienda

Forse non sapete quanta acqua usa il vostro stabilimento. Qualcuno ve lo chiederà comunque.

Nella nostra esperienza molte imprese manifatturiere non sanno dire:

quanti metri cubi d’acqua preleva ogni mese lo stabilimento;
da quale bacino proviene e se quel bacino è sotto stress idrico;
quanta acqua viene restituita con una qualità inferiore a quella in ingresso.

Sono le informazioni che vi chiederà un cliente, un istituto di credito o, nei periodi di siccità, l’autorità che dispone i razionamenti.

In breve: il volume in bolletta non basta. Servono misure per reparto, la posizione dei prelievi rispetto alle aree a stress idrico e la qualità degli scarichi.

Reti che perdono, fonti che calano

Perdite delle reti comunali, 2022

42,4%

3,4 miliardi di metri cubi persi, il 42,4% dell’acqua immessa in rete (Istituto Nazionale di Statistica [Istat], 2024).

I dati più recenti descrivono un sistema sotto pressione. Nel 2024 i prelievi per uso potabile sono scesi a 8,87 miliardi di metri cubi, il valore più basso degli ultimi 25 anni, anche per la minore disponibilità di alcune fonti e per i razionamenti. Nei capoluoghi di provincia oltre un milione di residenti, il 5,8% della popolazione, è stato interessato da misure di razionamento, contro 760 mila nel 2023 (Istat, 2026).

Meno acqua, meno energia

La scarsità d’acqua ha anche una componente energetica. Nel 2022, anno di siccità, la produzione idroelettrica rinnovabile italiana è calata del 37,7% rispetto al 2021, circa 17,9 TWh in meno (Terna, 2023).

Per voi le esposizioni sono due, e si sommano: l’acqua di processo e l’energia che serve per trattarla e per produrre.

Cosa chiedono gli standard

Per le imprese che restano nel perimetro della direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) dopo la direttiva Omnibus, cioè oltre i 1 000 dipendenti e i 450 milioni di euro di ricavi netti (Direttiva (UE) 2026/470, 2026), lo standard ESRS E3 chiede, se il tema è rilevante, metriche in metri cubi (EFRAG, 2025):

consumo totale;
consumo nelle aree a stress idrico;
prelievi;
scarichi;
acqua riciclata e riutilizzata.

Lo standard GRI 303 prevede la rendicontazione separata dei prelievi da aree a stress idrico (Global Reporting Initiative, 2018). I questionari CDP sulla sicurezza idrica, che molti grandi gruppi sottopongono ai fornitori, partono dalla stessa informazione: da dove arriva l’acqua e dove va (CDP, s.d.).

Nessun obbligo non vuol dire nessuna domanda

Per le PMI nessuno di questi obblighi si applica direttamente. La direttiva Omnibus ha anche introdotto tutele per le imprese della catena del valore sotto i 1 000 dipendenti rispetto alle richieste di informazioni dei clienti più grandi (Direttiva (UE) 2026/470, 2026).

I clienti, però, devono ricostruire l’uso d’acqua della propria filiera. E nei settori ad alta intensità idrica, come concia, tintoria e finissaggio, i dati dei fornitori sono proprio quelli che mancano più spesso.

La ISO 14046 guarda il contesto

La norma ISO 14046 definisce principi e requisiti per valutare l’impronta idrica di prodotti, processi e organizzazioni con un approccio di ciclo di vita (International Organization for Standardization, 2014). Oltre ai volumi, conta il contesto. Uno scarico con carico inquinante ha effetti diversi da uno di buona qualità.

Un metro cubo prelevato in un bacino in scarsità pesa più di uno prelevato dove l’acqua abbonda. Per questo il volume in bolletta non basta.

Prima si misura, poi si interviene

Il percorso che proponiamo procede per gradi:

01
Contatori. Per reparto e per processo.
02
Bilancio idrico di stabilimento. Ingressi, perdite, evaporazione, scarichi.
03
Localizzazione dei prelievi. Rispetto alle aree a stress idrico.
04
Qualità degli scarichi. La sua caratterizzazione.
05
Riuso e riduzione. Solo in ultimo, la definizione degli interventi di riuso interno e di riduzione.

Il riuso in agricoltura non è il vostro

Va chiarito l’ambito del Regolamento (UE) 2020/741, in applicazione dal 26 giugno 2023. Fissa prescrizioni minime per il riutilizzo delle acque reflue urbane trattate a fini irrigui in agricoltura (Regolamento (UE) 2020/741, 2020, artt. 2 e 16). È un tassello importante per il settore agricolo, ma non disciplina il ricircolo delle acque di processo negli stabilimenti industriali. Lì i risultati dipendono dalle misure e dagli impianti dell’impresa.

Una campagna di misura costa poco, secondo noi, rispetto a un problema scoperto durante un razionamento o nell’audit di un cliente.

Se volete impostare il bilancio idrico o l’impronta idrica ISO 14046 del vostro stabilimento, scriveteci a info@geafactory.com.

Sostenibilità senza giri di parole.

Riferimenti

CDP. (s.d.). Water security. Consultato il 21 settembre 2026. cdp.net

Direttiva (UE) 2026/470. (2026). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 2026/470. eur-lex.europa.eu

EFRAG. (2025). ESRS E3 – Water: Technical advice [Simplified ESRS, 30 novembre 2025]. knowledgehub.efrag.org

Global Reporting Initiative. (2018). GRI 303: Water and effluents 2018. Global Sustainability Standards Board. globalreporting.org

International Organization for Standardization. (2014). Environmental management – Water footprint – Principles, requirements and guidelines (ISO Standard No. 14046:2014). iso.org

Istituto Nazionale di Statistica. (2024). Le statistiche dell’Istat sull’acqua. Anni 2020-2023. istat.it

Istituto Nazionale di Statistica. (2026). Le statistiche sull’acqua. Anni 2023-2025. istat.it

Regolamento (UE) 2020/741. (2020). Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 177, 32. eur-lex.europa.eu

Terna. (2023). Rapporto mensile sul sistema elettrico – Dicembre 2022. download.terna.it

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