I brand comprano fibre migliori, ma le emissioni della moda salgono

I brand comprano fibre migliori, ma le emissioni della moda salgono

I brand della moda comprano materiali migliori ogni anno. Le emissioni del settore, intanto, continuano a salire.

Non è un paradosso: è il dato più importante del nuovo rapporto di Textile Exchange, uscito il 22 settembre.

Cosa dice il rapporto

Nel 2025 il mondo ha prodotto 139 milioni di tonnellate di fibre, contro 132 dell’anno prima. Il poliestere vale il 59% del totale, circa 82,5 milioni di tonnellate, e l’88% di quel poliestere è ancora vergine, di origine fossile. Il poliestere riciclato resta intorno al 12% del totale. Le fibre riciclate da altri tessuti sono circa l’1% del mercato.

Il quadro cambia se si guardano i 384 brand e retailer che partecipano al Materials Benchmark. Il 72% delle loro fibre principali arriva da programmi certificati, contro il 68% dell’anno prima e il 20% del mercato globale. Il loro poliestere è riciclato per il 76%. Il 92,4% ha obiettivi climatici formali.

Un campione virtuoso in un mercato che cresce

Secondo quanto riportato da Textile Exchange, le emissioni legate alla produzione di materie prime sono circa il 30% sopra i livelli del 2019. L’obiettivo che l’organizzazione si è data è una riduzione del 45% entro il 2030 rispetto allo stesso anno. La distanza, invece di ridursi, si allarga.

La spiegazione è semplice. I volumi crescono più in fretta di quanto crescano le quote certificate. Un brand che passa dal 68% al 72% di fibre preferite migliora il proprio bilancio, ma se nello stesso anno il mercato produce sette milioni di tonnellate di fibre in più, il saldo del settore peggiora.

Anche il riciclato racconta la stessa storia. Il 76% di poliestere riciclato dei brand è un buon risultato, ma le fibre recuperate da vecchi tessuti sono solo il 2% delle materie prime dei partecipanti. A livello globale, il 97% del poliestere riciclato viene da bottiglie di plastica. Il ciclo che si chiude, per ora, è quello degli imballaggi, non quello dei vestiti.

Il dato che manca è il Paese d’origine

C’è un numero che pesa più degli altri. Textile Exchange chiede ai brand di indicare, per ogni materia prima, il Paese in cui è stata prodotta: dove è stato coltivato il cotone, dove è stato fabbricato il polimero del poliestere, dove è stata tosata la lana. Per il 79% dei volumi i brand non sono riusciti a indicarlo. Non vuol dire che i materiali arrivino da fonti poco affidabili, e spesso sono anche certificati. Vuol dire che la filiera non è tracciata fino al primo anello: il brand conosce chi gli vende il tessuto o la pelle finita, ma non chi ha prodotto la fibra. E senza quel dato non si può sapere con quale energia, quale acqua e quali pratiche è stata prodotta.

Il rapporto riguarda anche la pelle. Nel 2025 sono state prodotte circa 14 milioni di tonnellate di pelli grezze di bovini, ovini, caprini e bufali. Sul fronte degli acquisti, i firmatari degli impegni sulla pelle bovina dichiarano di avere una politica contro deforestazione e conversione dei suoli e di aver iniziato a mappare le filiere. Iniziato, appunto.

La nostra posizione

La certificazione dei materiali serve, ma misura quello che un brand compra, non quello che succede nella filiera. Finché la filiera non è tracciata fino all’origine, nessuno può dire con precisione quanto pesa davvero una fibra o una pelle, né ridurlo. Il prossimo salto non è comprare più certificato, è sapere da dove arriva ogni lotto.

Per le PMI della filiera è una buona notizia, se ci si prepara. Dal 2027 la partecipazione al Benchmark diventa obbligatoria per i brand del gruppo più impegnato di Textile Exchange. Quei brand dovranno riempire i vuoti sull’origine, e lo faranno chiedendo i dati ai fornitori.

Cosa fare adesso

Prendiamo una conceria o una filatura che lavora per tre o quattro marchi. Oggi riceve questionari diversi, spesso compilati a stima. Il lavoro utile è un altro: ricostruire per ogni materia prima il Paese d’origine e il fornitore a monte, collegare i documenti d’acquisto ai lotti prodotti e tenere tutto in un unico registro aggiornato.

Chi arriva al 2027 con questi dati pronti risponde in un giorno e diventa il fornitore più facile da tenere. Chi non li ha rischia di essere sostituito da qualcuno che li ha.

Sostenibilità senza giri di parole.

Riferimenti

Textile Exchange. (2025, 18 settembre). Industry greenhouse gas emissions rise, but Textile Exchange’s benchmark shows bright spots. textileexchange.org

Textile Exchange. (2026a). Materials benchmark insights and trends 2026. textileexchange.org

Textile Exchange. (2026b). Materials market report 2026. textileexchange.org

Resource Recycling. (2026, 22 settembre). Textile Exchange reports progress in production. resource-recycling.com

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